Un caffè amaro

Uganda la perla d’Africa. Uganda terra del caffe, del te, dei grandi laghi africani.

Ogni anno svolgo attività di volontariato come chirurgo ortopedico presso il CORSU Hospital in Uganda.

Il servizio di riabilitazione nasce con l’intento di risolvere o migliorare la disabilità di bambini che hanno problemi e deformità dalla nascita o che hanno problemi a causa di banali traumi degenerati in qualcosa di grave per colpa di infezioni o complicazioni.

 

Ogni anno, quando è il momento di ripartire e tornare a casa, provo una sensazione di amarezza, perché sento di aver fatto poco per questi bambini e perché penso a quelli che non sono riuscito ad operare. Ogni volta mi lascio alle spalle storie, visi e persone e spero di aver aiutato qualcuno a risolvere la propria disabilità e a migliorare la propria vita.

L’idea alla base del CORSU Hospital è questa: gli interventi ortopedici sono costosi, ma solo gli adulti pagano. In pratica le spese sostenute dagli adulti costituiscono un fondo per i più piccoli: gli adulti finanziano completamente gli interventi per i bambini.

La ricerca di fondi è fondamentale per migliorare le condizioni e la strumentazione dell’ospedale, e 5 anni fa fu una donazione giapponese a permetterci di avere una macchina per l’artroscopia: un’evoluzione che ci permette di operare al meglio sportivi locali o occidentali, pazienti paganti che a loro volta sostengono le cure per eseguire interventi sui bambini.

 

Tuttavia, molto spesso anche gli adulti non possono permettersi un intervento chirurgico e sono costretti a vendere i loro pochi averi, arrivando all’operazione solo quando è strettamente necessario.

VI racconto la storia di una signora che ho incontrato proprio prima di partire per l’aeroporto. Maria ha 35 anni, 3 bambini e possiede un pezzettino di terra lasciatole dal marito, purtroppo mancato. Lei coltiva il suo terreno e zappa quello di altri per pochi soldi. Questo fino al 2015, quando purtroppo fu investita da un’auto e si ruppe un femore e un braccio. Non si operò subito perché non aveva abbastanza soldi; dopo 8 mesi riuscì a vendere il proprio pezzettino di terra e con i soldi ricavati riuscì a pagare l’intervento (2000 dollari circa) in un ospedale della periferia. Il medico che la operò non è un ortopedico ma un chirurgo e fece quello che riuscì. L’intervento non è andato bene: il giovedì in cui stavo per ripartire si è presentata in ospedale con un grave problema al braccio e al femore.

A causa dell’inabilità Maria per due anni non ha potuto lavorare e guadagnare, non ha più il suo piccolo terreno e ha speso tutti i soldi che aveva per operarsi: ora non ha modo di mantenere i figli.

Ho lasciato Maria alle cure di un mio collega ortopedico locale che sto formando, in attesa di raccogliere i fondi per operarla. Ho lasciato l’ospedale con il cuore gonfio di tristezza.

Questa è una delle tante amarezze che lascio in Uganda.

 

 

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